PER LE PAGINE, CLICCA QUI SOTTO!

domenica 10 marzo 2013

DANIELE RAINERI I RACCONTI: #1 FUORI FANTASIA

Quello strano rumore, quasi un ronzio che dalle orecchie non se ne andava.
Decisi di alzarmi dal letto, era notte,
quasi fosse una notte morta perché fuori dalla finestra c'era il buio, la luna si era spenta, e le stelle erano ormai coperte da nuvole che non volevano andarsene. Quasi fossero state tutte rapite.
Stare in quel letto non serviva a nulla.
Aprii il frigo e presi una birra, sorseggiai e la lasciai sul tavolo.
Mi misi il solito giaccone quello di pelle ed il colore sbiadito dal tempo.
Aprii la porta e scesi le scale, notte profonda, fuori c'era il freddo.
Indossai anche la classica sciarpa di sempre, quella di ogni occasione. Le mani in tasca e le spalle protese in avanti per respingere il vento gelido che mi avrebbe aspettato oltre quella porta.
Erano circa le quattro, e non sapevo dove mi stavo dirigendo, sapevo solo che in quella casa non potevo più starci, i pensieri avrebbero potuto uccidermi all'istante.
L'idea era quella di percorrere quanta più strada possibile e forse trovare delle risposte nel silenzio della notte.
Davanti a me uno stradone grande, potevi osservarne l'inizio, ma non potevi guardarne la fine. Una fine non c'é mai.
Lo sguardo era basso, a volte non ti interessa sapere cosa trovi davanti, a volte sembra che non ci sia più nulla da osservare, o che quello che ti resta da guardare abbia perso qualsiasi valore, l' unica cosa é andare avanti e magari trovare delle risposte in quel lungo tragitto che non vede fine.
Scorsi un bar lungo la strada, si presentava mal ridotto, bidoni colmi di spazzatura all'esterno e qualche gatto che ci girava attorno.
Era aperto e decisi di entrare.
Davanti all' ingresso un tizio sulla sessantina, vestito bene ma accasciato a terra con la testa rivolta verso il basso ed un grosso birrone in mano.. era lì che giaceva al freddo, anche se il freddo immagino fosse l'ultimo dei suoi pensieri...
Lui si che aveva perso tutto. Anche quel pizzico di dignità che fa di un uomo un uomo.
All' interno un vecchio bancone, qualcuno se ne stava lì appoggiato, con il corpo proteso in avanti a sorseggiare whisky, aspettando di nuovo il giorno, aspettando quell' illusione,  quella luce che forse non sarebbe arrivata mai.
Mi sedetti in un tavolino affianco al muro, davanti a me una finestra, al suo esterno intravedevo un vecchio lampione e lo scorcio di qualche ramo di un albero spoglio segnato dal freddo.
Nel bar davanti a me invece, delle slot e una donna sulla quarantina assieme ad un bimbo con uno zainetto ed un orsacchiotto che dormiva sdraiato su una sedia dietro di lei. Probabilmente suo figlio.
La donna con la mano sinistra manteneva un barattolo di carta con qualche euro al suo interno, alla mano destra invece una sigaretta e l' impegno di cliccare ogni singolo secondo a ripetizione, il pulsante di quella slot.. come se tutto ciò le potesse salvare la vita.
Noto' che la guardai, e lei mi guardo'.. Non passarono neanche due minuti che finiti i suoi soldi, si alzò da quella sedia e si diresse verso il mio tavolo.
Si sedette davanti a me, mi sorrise o almeno credo, per quanto forzato fosse quel sorriso.
Non mi disse molte parole quando iniziò a parlare, dalla sua borsa prese un pacchetto di sigarette, ne erano rimaste poche all' interno, altre due, ne accese una, fece una tirata e poi un' altra ancora, ripose il pacchetto all' interno della borsa e le uniche parole che mi sussurro' erano se avessi voluto fare del sesso nel retro del locale, bastavano pochi euro, la guardai, e vidi la disperazione nei suoi occhi, la disperazione di non avere più ne un marito ne un lavoro.. di non avere più una casa ne un letto dove cullare il suo piccolo.
Per quanto il mondo fosse grande, lei era rimasta sola, e forse questo potevo capirlo. Perdere l'amore e credere di avere perso anche il senso.
É un dolore che non puoi spiegare a parole, ma puoi solo sentirlo dentro,  come essere drogati di un qualcosa a cui non esiste cura possibile, un' astinenza che lentamente ti distrugge l'anima, e l' unica cosa che puoi fare é aspettare una salvezza che forse non arriverà mai, una convinzione inesistente. Affidarsi ad un tempo invano, fatto di secondi pari a coltellate al cuore.
In tasca avevo dieci euro, non di più, gli e li desi e le dissi che non volevo niente da lei, le dissi però di comprarsi qualcosa da mangiare.. Lei prese i soldi, mi ringrazio' di nuovo con un falso sorriso, si alzò e si diresse verso il bancone dove la vidi acquistare un altro pacchetto di sigarette.
Preso il resto ritorno' su quello sgabello e butto' dentro quella macchinetta gli ultimi euro che erano rimasti, credendo in una speranza che non sarebbe arrivata mai, anche se c'é chi preferisce affidarsi alle false illusioni, piuttosto che farsi seppellire vivo dalla sofferenza.
Mi alzai, uscii dal locale.
Preferivo camminare e starmene al freddo piuttosto che guardare il degrado delle convinzioni che svaniscono.
Iniziai a ripercorrere la lunga strada di quel viale, con lo sguardo basso come al solito per evitare di vedere la vera realta' che a volte ti fa incontrare il mondo. Siamo soli, ma non bisogna distruggere la vita per questo anzi, bisogna tornare a costruire e seguire quelle nuove strade che la vita ci pone ogni giorno. Bisogna trovare il giusto cammino.
Daniele Raineri

Nessun commento:

Posta un commento