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lunedì 15 aprile 2013

DANIELE RAINERI I RACCONTI #5 IL BELLO DELLA VITA

Quando la notte non dormi, ci hai una faccia la mattina dopo, che sembri uscito da un film di quelli tutti fantastici, la tua faccia invece, c'è ch'è reale.
Ti ritrovi in uno stato parecchio strano; sei tra la merda, e il sonno. Ogni tanto vengono a sentirsi dei conati di vomito che poi ti trattieni, tutto sale su, e poi ritorna giù; ti succede spesso se la notte non dormi.
Allora provi a dormirci sopra, ci vai di speranza, macché, niente. Quando l' intenzione ormai t' ha preso,
non ci dormi più è inutile. Parecchie erano le notti passate così, parecchie volte l' alba l' ho vista uscire.
Quando la notte non dormi, è perché ci hai da fare le tue cose, perché se uno non ci ha cose da fare; probabilmente dorme, io le mie cose ce le ho da fare, fortunatamente.
Ho studiato nella vita, all' arte. Ho studiato; ci ho preso anche il diploma, uno me l' ha detto una volta:
" Prenditi il diploma che serve, che ci entri in marina" Alla fine me lo sono preso il diploma, ma mica ci sono entrato in marina. Chi minchia c'è voluto mai entrare in marina. Ci ho avuto una ragazza che si chiamava Marina, e dentro di lei, ci sono entrato parecchie volte, ed anche senza il diploma, ci sarei entrato lo stesso.
"Il mio sogno, quello di fare l' artista è" a tutti così andavo a dire. Ci ho la faccia d' artista, le mani, ciò la barba d' artista io..."
Non ho fatto un gran cazzo alla fine. O per lo meno, le uniche tele che sforno, le faccio per le vecchie del condominio, mio e quello di fronte. Allora ogni notte sto là che faccio robe.
Ci avevo un' amica da ragazzo, mi incoraggiava, diceva che sarei diventato tutto nella vita, io quasi ci credevo, è bello avere qualcuno che t' incoraggia. Poi sta tizia s'è fidanzata, chi l' ha vista più.
Ora vivo in una mansarda, tre stanze all' incirca, ci sono tre finestre e tre porte in questa topaia.
E' una piccola topaia dove raduno la mia arte, ci vedi tele buttate di qua e di la, vasi e vasetti, colori e pennelli sparsi in ogni angolo. Ci ho creato un piccolo mondo, e raramente qualcuno ci entra. Ed è meglio così. A volte pare che io viva, come gli sfollati di guerra.
Di solito la notte lavoro, quasi sempre. Dovrei smetterla di lavorare di notte, perché poi durante il giorno dormo, e se dormi durante il giorno ti perdi il bello della vita.
Ogni tanto ci penso a farmela tutta una tirata, e sveglio ci resto per due giorni, proprio per osservarmi il bello della vita; allora non appena spunta il sole, vado in bagno e mi sciacquo la faccia, poi mi guardo allo specchio e penso bene di andare a fare una colazione al bar, di quelle che ti mettono su di morale, magari incontri nuova gente, proprio per osservare il bello della vita.
Allora scendo giù, il bar ce l' ho a due passi, solo che ogni volta l' unica cosa che ci ritrovo, sono quei quattro cani che alle sette e un quarto si stanno già facendo di wiskey, la troiona che se la fa alle slot machine, e il cinese che ti guarda con lo sguardo losco.
" Che è, non ho dormito, mica voglio ammazzare la gente" Che ci avrà da fissarsi tanto sto cinese, non l' ho mai capito. Ogni volta prendo un caffè ristretto, bello forte, che mi faccia svegliare.
I personaggi invece all' interno, sono sempre i soliti mezzi alcolizzati che gridano e scherzano, poi bevono, tutti se la ridono e son contenti, e beati loro; ci hanno l'allegria che li esce tutta tutta dal buco del culo. Io finito il mio caffè lascio la solita monetina al banco, tracanno il mio bicchiere d' acqua gasata, e fuori sto tutto un brio.
Ho smesso di fumare, ieri; stamattina ho ricominciato, e mi accendo la sigaretta. Il tempo fra ieri e l' oggi, è durato circa venti minuti, che il pacchetto si era pure finito. Però in quei venti minuti ci ero andato forte, di convinzione.
Quando uno non dorme e fuma, e come se portasse dietro il peso tutto in corpo, delle venti sigarette del giorno passato, più quelle del giorno attuale.
Mi accendo la sigaretta, faccio la mia tirata respirando l'aria a pieni polmoni, e mi godo il bello della vita.
Successivamente penso che ho tre bollette da pagare, luce e gas, e luce dei due mesi passati che ancora non ho pagato; meno male che la luce del giorno non si paga mi dico nella testa per consolarmi.
Sto su una strada a piedi, perché facendo l' artista una macchina non posso permettermela, a mala pena ci pago la casa, che fa anche schifo fra l' altro; certo avercela una macchina sarebbe bello, ma anche avendo una macchina, non credo la vita cambierebbe, magari il tempo e le strade passerebbero più in fretta, ma quei quattro decelebri al bar, me li ritroverei lo stesso, soprattutto il cinese.
Almeno ci ha il bar lui, io manco ce l' ho un bar, sarebbe bello avere un bar, ma non ce l' ho un bar, non ci ho manco la macchina.
" Non ci hai un cazzo tu" m' ha detto il nonnino che si faceva il pokerino ai tavolini.
" Zitto tu merdoso, ci ho la mia arte io" questo gli ho detto. Ma si, infondo d' arte mica ci vivi per i soldi, d' arte ci vivi perché sei un artista, e se non ci fai i soldi pazienza, tanto sei speciale, sai quanti artisti non hanno concluso una mazza, mi basterà restare nella storia come artista, essere "Ricordato"
Già faccio i primi passi infatti, alle poste si  ricordano di me, tanto anche; dato che mi hanno mandato il ricorso della bolletta non pagata.
I soldi arrivano e manco li vedi, alla vecchiaccia del condominio gliene do tanti, un tipo particolare la vecchiaccia,
ci ha i capelli gialli che se la vedi da dietro ti pare una persona normale, poi quando te la ritrovi a girarsi, ti piglia proprio l' ansia. Lei gestisce le cose nel condominio, e ogni volta io cerco di passar piano davanti la sua porta per evitare di farmi sentire, perché se no ti si presenta di scatto, manco un rottweiler.
Cerca i soldi per la luce, le scale, per la pulizia dello sgabuzzino che chi minchia ci va mai nello sgabuzzino, un posto fantastico è, lo immaginato e sognato tante volte in questa vita, ma non l' ho mai visto nella realtà. Vai a vedere cosa ci sta la dentro, magari orde di bambini morti. I soldi comunque glieli do.
Stamane invece, dopo essermi recato al bar, vado dirigendomi alla posta perché ci ho da pagare le bollette, anche quella scaduta.
Al tavolo là ogni volta è un dramma, c'è quell'operatrice antipatica e grassa, che ti fa orrido solo a guardarla in faccia; poi ci ha un neo; abnorme, dritto dritto in mezzo alla fronte, quella donna sembra uscita da uno di quei cartoni che uno nella vita spera di non vedere mai. L' arroganza e l' antipatia sono il punto forte in quella donna.
Al mio turno le do le bollette, naturalmente per la tizia il buongiorno è un optional. Fa il suo lavoro lei, ci ha il suo stipendio da prendere, mica è là a perder tempo.
" Questa bolletta è scaduta, ci hai da pagare la mora" Mi dice,
 spero che la mora ci abbia una faccia migliore della tua penso fra me e me. Poi rido da solo, come un cazzo di coglione che non ha dormito la notte.
" Che ti ridi ?" mi fa; " Mi guardi il neo?" "Cara la mia signora, ma sa quanto me ne può fottere a me del suo neo? ci ho cose migliori a cui pensare, tipo al bello della vita, che sicuramente è tutto all' infuori del suo neo"
Mi scruta, schifata, probabilmente mi crede un mezzo vagabondo, " Quindi le bollette le paghi?"
" Cara la mia signora, sto qua apposta lei non crede?" " Fanno cento e quaranta inclusa la mora."
Per pagare pago, ma di more non ne ho viste, di sicuro ho fatto esperienze migliori nella vita.
In tasca mi son rimasti venti euro all' incirca, mi ci compro una pizza, e nel tornar a casa acquisto una tela.
Adesso in tasca non ci ho più monete, spero solo che con questa tela ci faccio un opera, e ci vivo per qualche altro giorno.
Arrivato a casa, son contento perché in questa mattinata, ho visto il bello della vita.

2 commenti:

  1. Credo non esista modo migliore di godersi la vita. Apprezzi la semplicità, la meraviglia e l'essenza di ogni cosa. Complimenti, di cuore.

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  2. Grazie Riccardo, davvero. Un saluto

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