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mercoledì 17 aprile 2013

Daniele Raineri I RACCONTI : UNA MERAVIGLIOSA COMPAGNIA.

Ci avevano tutti un' aria da mezzi alcolizzati in quel posto. Probabilmente lo erano.
Ero uscito, circa le undici di sera, non ci avevo voglia di starmene dentro casa, e forse, le risposte fuori nel mondo dove la gente vive, potevo trovarle; il punto era, quali fossero le risposte, questo era il dramma.
C'era un bancone, un grande bancone; lungo, e sopra ci stava un po' di tutto, noccioline, olive, roba da stuzzicare insomma.
Adagiati sopra ci stavano tre tizi, una donna, e dall' altro lato il barista che faceva anche da cassiere.
La donna, sulla cinquantina, era probabilmente la moglie di qualcuno, i tre tizi, abituali clienti che ci davano dentro di vodka ogni sera.
Mai m' era capitato di ritrovarmi in quel posto. Ma che ci avevo da perdere.
Allora mi sedetti su uno sgabello, di quelli alti col poggia piedi e senza schienale,
mi chinai al banco e ordinai anch' io la vodka.
"Come la vuoi? liscia?"  " Liscia" " Che gusto pesca?" " Pesca"
Mi arrivo' il bicchiere poco dopo, lo afferrai e tracannai. Intanto affianco a me c'era Bob, così lo chiamava quell' altro, e Bob pareva ci avesse una vita merdosa.
Uno alla fine si trova in posti del genere quando ci ha o: una vita merdosa, o, una vita merdosa.
Probabilmente ci trovi gente che non ci ha speranze nella vita, e nel bicchiere ci vede la felicità, o probabilmente non ha altra scelta e modo di svariare nella vita.
Io non ero solito ad andarmene in giro di notte, di solito ci avevo i fatti miei da farmi, da scultore stavo a modellarmi le mie crete ogni santo giorno, in ogni santo momento.
Però i fari della notte, e la passeggiata a piedi quella sera ci stava, anche perché avevo finito le sigarette.
La sala non era molto grande, il bar era una mezza topaia ma ci poteva stare, alla fine in posti del genere la gente cerca solo un po di tranquillità per farsi i propri cazzi.
Mangiando noccioline tutti assieme, e che noccioline, feci conoscenza con i tre tizi: alla mia destra c'era Bob, che aveva appena perso il lavoro, al centro Carl ch' era stato appena lasciato dalla moglie, ( ci aveva un altro la moglie m' ha detto) e infine Manny ch' era quello che pareva non aver problemi ma che si dava all' alcool solo ed esclusivamente per felicità.
Insomma, tutti e quattro formavamo la compagnia, i quattro cavalieri.
I quattro cavalieri di sta minchia.
Bevuto il primo, il secondo, e il terzo bicchiere, la vodka iniziava a parer acqua, serviva qualcosa di più forte da mandare giù. " Ti fai un bicchiere, e la vita si rallegra diceva Carl, il cornuto."
La verità era che avevamo in quattro situazioni diverse, chi per la moglie, chi per il lavoro, chi per altri cazzi,
ma tutti ci ritrovavamo nella stessa merda, a bere merda.
Bob diceva che il suo lavoro era sempre stato tutto, ma che c' era crisi.
" Cioè nsomma ragazzi dai, quanti di noi perdono il lavoro, è un paese di merda, ci hanno tutti i loro cazzi per la testa, e allora i ricchi diventano più ricchi, e i poveri marciscono nella miseria."
Manny non era mai stato innamorato, ed era fortunato, pensava Carl; quello si che era uno disperato,
aveva dato tutto alla moglie, e l' unica cosa che aveva ottenuto era tanta merda.
Carl era uno con i fondamenti logici in testa, cioè; mica uno di quelli che se la tirano o che chiedono chissà che, però s'era sempre soffermato sul fatto che la vita andava passata affianco ad una donna.
Che la vita era una cosa che passava in fretta, e che almeno si amava, e ci si scopava.
Il problema è che Carl si era sempre prostrato come un cane davanti a quella donna, ( almeno così m' ha raccontato) e si sa, che quando ad una donna ci dedichi troppo, quella non ti fila più.
Glielo dicevo io; " Carl, senti a me, lasciala perdere che se quella vede che tu stai sempre a leccarle il culo non ti si fila"
Ma Carl non te lo coglievi più da terra, era ormai un brodino.
" Ciò l'amore io in corpo, mi fa vivere! il mondo è pieno di cani morti di figa pronti a scoparsela e a spaccarle il cuore" caspita era proprio convinto di quello che diceva, era accecato, ma soprattutto, cornuto. E non lo capiva.
" Io le scrivo, le parlo, cerco di farle capire che l' amo, quella niente, ci ha i cazzi suoi per la testa"
" Carl, quella ci ha un altro per la testa mettitelo bene tu, in testa"
Alla fine si era capito che qui ognuno ci aveva i propri problemi, io sinceramente non sapevo che ci avevo, però ero sicuro che o da uomo normale, o da brillo insieme ai brilli, ci avevo sempre la stessa faccia, e lo stesso pensiero in testa.
" Me ne vado ragazzi, mi raccomando statemi bene" il conto me lo pagarono loro.
Me ne andai. La mia argilla m' aspettava.

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