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giovedì 1 agosto 2013

PULP&LOVE

PULP&LOVE un racconto di: Daniele Raineri


Era stata una notte movimentata. Avevo bevuto tanti bicchieri. Bevevo in compagnia quella sera con gente che nemmeno conoscevo, bevevano tutti. Era un locale, e quindi si beveva. Poi c’era chi fumava, chi metteva soldi nelle slot, e chi mangiava patate nei sacchetti. Tutti avevano i loro problemi. Avevo pochi spiccioli in tasca. Non avevo un lavoro. Un tempo ammazzavo la gente per vivere. Un tizio mi dava della grana, e io compievo il lavoro sporco a buon mercato. Il mio era un lavoro semplice, bisognava semplicemente essere bravi a non guardare la gente negli occhi mentre le sparavi in testa. Facevo abbastanza grana. Spesi tutti i miei soldi al gioco. Iniziai ad alcolizzarmi e mollai anche il lavoro, ad un certo punto della mia vita, mi stancai abbastanza anche d’ammazzare la gente, iniziai ad avere dei rimorsi dopo tutti i cristi mandati al creatore in pochi anni. Per il resto nella vita non amavo, non facevo nulla di particolare, non avevo mai avuto passioni. 
Ero uscito dal giro da circa due mesi. Dovevo stare attento, in quanto ai superiori la mia scelta non era andata giù. Volevano ammazzarmi pareva. 
Incontrai una vecchina mentre fumavo una sigaretta, e con la sua piccola vocina mi disse: " Fai attenzione giovanotto, che quelle robe che ti fumi prima o poi ti ammazzano ". Pensai che fossero state le sigarette a uccidermi nella vita, potevo ritenermi fortunato.
Quando uno esce fuori dal giro, corre sempre il rischio di finire ammazzato. Così è la vita. Ci facevo una buona risata sopra. Non mi facevo grandi problemi, infondo nella vita c’era sempre stato qualcuno, che avrebbe voluto ammazzarmi. Ce ne dobbiamo andare tutti prima o poi, o in un modo, o nell’altro. 
Quella sera ero lì, che me ne stavo al bancone a sorseggiare diversi drink.
Affianco a me, notai una donna di classe. Sui trentacinque. Indossava un vestito di quelli colorati, e i suoi capelli erano raccolti, lisci, luminosi. Quella donna era come luce in quel bancone, io ero il buio; bevevo, fumavo sigarette. La guardai, lei mi guardò. Ci fu’ uno scambio di sguardi, poi mi girai, e abbassai il capo al mio bicchiere, era lì che doveva stare. Quella donna era troppo bella per me. Quella donna era per la gente normale, quelli colo sorriso sempre stampato in faccia, quelli simpatici. Continuai a bere il mio drink con ghiaccio.
Non passò molto tempo, e stranamente si avvicinò.
-Ciao… posso chiederti se hai d’accendere?-. Mi chiese.
-Certamente-. Presi l’ accendino, e spinsi la rondella del gas. Uscì la fiamma, lei si avvicinò con la sigaretta in bocca, e mentre tirò per far sì che quella sigaretta s’accendesse, mi guardo negli occhi. Dio ringrazi chi ha inventato le sigarette pensai. I suoi occhi erano scuri, scurissimi, e grandi. La ragazza mi sorrise e ringraziò, poi si mise a due piedi da me e iniziò a fumare guardando la gente ai tavolini. Io continuai a bere.
-Frequenti spesso questo locale?- mi chiese nuovamente.
-A volte, quando la gente mi riconosce mi tocca cambiare-.
-Hai dei problemi?-
-Tutti hanno dei problemi. Uno che non ha problemi nella vita, è uno che ha seri problemi-
Rise.
-Sembri un tipo che se ne sta' sulle sue, oddio: non vorrei offenderti, sembri molto chiuso.- Mi disse.
-Può darsi-.
-Non ti piace la gente?-
-Può darsi-.
-Secondo me non sei quello che sembri, secondo me sei una bella persona-
-Può darsi-.
-Non sei un tipo di molte parole tu eh?- Rise.
Accennai un sorriso.
-Fai bene a stare sulle tue,  le persone spesso ti fanno male-. Mi disse.
La guardai per qualche secondo negli occhi, lei sorrise, poco dopo il suo sorriso si spense, e notai malinconia. Mi ringraziò della conversazione, poi d'un tratto abbassò il volto stranamente, e notai avvicinarsi un tizio e lei; mi misi in disparte. Osservai la scena. Il tizio si avvicinò a lei, un bel bestione con lunghi capelli ricci, una canotta nera, pantaloni di pelle, qualche tatuaggio e un crocifisso d’oro in petto.
-Allora… mi hanno detto che hai fatto nuovamente la puttana ieri sera-.  Disse il tizio.
Il sorriso d’angelo che prima aveva in volto quella donna si spense, ormai non esisteva più, il suo sguardo, basso. Il tizio le afferrò il mento. Dietro di lui c’erano due altri tizi, che non avevano per niente un’aria simpatica, ridevano fra loro, sicuramente appartenevano a qualche giro della zona.
-Allora, cosa mi vuoi dire, sentiamo-.
-Frank… sono uscita solo con delle amiche, ti giuro-.
-Avete sentito ragazzi? E' solo uscita con delle amiche!-. Lui rise, risero anche i suoi scagnozzi.
Le diede un forte ceffone in faccia. I suoi amici risero alla scena. Non feci niente.
La ragazza cadde a terra, poi mi guardò, io la guardai, poi voltai gli occhi a Frank. Lo fissai dritto in faccia, mi guardò:
-Ehi amico, e tu? Che cazzo hai da guardare? Le vuoi anche tu?-, gli amici di Frank risero.
Rimasi in silenzio, mi girai dall’altra parte, continuai a bere il mio drink, la ragazza rimase a terra con schiena appoggiata al bancone.
-Ecco bravo, girati e fatti i cazzi tuoi-. Poi si rivolse alla ragazza:
-Tu puttanella, ora vado un attimo con i fratelli a chiarire roba dietro al locale, appena torno facciamo i conti, preparati per averne altre.- Continuarono a ridere, poi se ne andarono, lei rimase a terra con una mano sulla guancia e lo sguardo basso. Bevvi l’ ultimo sorso, appoggiai il bicchiere al banco, lasciai i soldi. Mi alzai, e mi chinai verso di lei tendendole la mano.
-Come ti chiami?- le dissi. Inizialmente tacque, era ancora spaventata… dopo qualche secondo rispose:
-Mi chiamo Carol…- rispose con voce tremante. Le sorrisi. 
-Ok Carol, adesso ti porto via da qui’-.
Carol mi guardò con una faccia strana, poi sorrise, mi diede la mano e si alzò.
-Dove andiamo?-. Mi chiese.
-Non ti preoccupare, tu vieni con me-.
Io e Carol uscimmo dal locale. Una bella sorpresa per Franki tornare e non trovarla più.
Iniziammo a camminare lungo l’ isolato a piedi.
-Non dovresti frequentare certa gente-. Le dissi.
-Franck è sempre stato così, stiamo facendo una cazzata, se viene a sapere che sto andando via con te, ci ammazza a tutti e due-.
-Non ti preoccupare-.
-EH?-.
-Tranquilla-, le sorrisi.
-Dove stiamo andando?-.
- Ti porto a casa mia, è qui a due isolati-.
Continuammo a camminare lungo lo stradone, era notte. Le macchine passavano. C’erano dei lampioni alti e gialli lungo i marciapiedi. Arrivammo. Aprii la porta e feci entrare in casa Carol. In casa c'era uno schifo.
-Perdonami per il disordine, accomodati sul divano, io intanto prendo due birre-.
-Ok-, Carol mi sorrise, e si andò a sedere sul divano. Le guardai il di dietro, era un bel di dietro. La ragazza sculettava a maniera, sapeva la sua. Presi le birre dal frigo, e misi dei cubetti di ghiaccio in un sacchettino di plastica. Tornai in sala. Le diedi birra e sacchettino.
-Tieni, appoggialo alla guancia, ti si toglie il rossore-.
-Grazie sei molto gentile, l’avevo detto che hai un animo nobile nascosto in te… piuttosto, come ti chiami cavaliere?-
-Bob, per gli amici Bob Truelove-.
-Gli amici ti chiamano Bob Truelove quindi?-
-Si, o per lo meno lo farebbero se ne avessi ancora-.
-Sei un tipo strano Bob-.
-Può darsi-.
-Perché ti chiamano Truelove Bobby?-
-Perché probabilmente sono uno dei pochi rimasti al mondo che crede ancora 
nel vero amore-.
-Sei dolce Bobby, ti dispiace se vado a rinfrescarmi?-
-Fai pure, prendi il corridoio, il bagno sta’ sulla porta a destra-.
-Ok Bobby-. Mi sorrise. Sorrise, come sorridono gli angeli. Carol, era un angelo. Si alzò, e con quei passi delicati prese la strada per il bagno. Le guardai nuovamente il di dietro. Un buon di dietro. Mentre Carol era in bagno, bevvi la mia birra e mi accesi una sigaretta. Passò qualche minuto. Quando ritornò nella stanza Carol non aveva più i pantaloni, indossava un tanga nero, e sopra una canotta in tinta col tanga, abbastanza scollata che le risaltava le forme del seno. Rimasi incantato. La guardai, scolpii una statua perfetta nella mia mente, pensai a Dio, alle mamme del mondo, alla mamma di Carol, una donna che ci aveva avuto buon occhio  nella vita. Carol arrivò vicino a me, io ero ancora seduto, mi si piazzò davanti ed io alzai la testa. Non riuscii a vederla direttamente in faccia, in quanto i suoi seni ben formati, impedivano di vederla in volto, ma avevo pur sempre una buona vista. Di scatto poi mi tolse la sigaretta di bocca, la mise nella sua. Tirò.
In quel momento desideravo essere fumo, desideravo entrare nella suo bocca e riempirle tutto il corpo. Poi si sedette sulla poltrona affianco a me, mi sorrise ed iniziò a canticchiare una canzoncina spensieratamente mentre fumava e guardava fuori alla finestra.
-Non ti dispiace se sono senza pantaloni vero?-.
-No, no. Tranquilla-. Le risposi, poi pensai che le donne sono le creature più straordinarie del mondo.
-Cosa fai nella vita?-.
-Un po’ di tutto-.
-Hai una fidanzata?-
-L’ho avuta-.
-Adesso?-
-Adesso no-. Carol sorrise e fece un'altra tirata. Fece uscire lentamente il fumo dalla sua bocca.
-E' così triste a volte il mondo-. 
-Può darsi-.
-Si si-.
-Come mai frequenti quel tizio?- Chiesi a Carol.
-Mi ha fatto un favore… inizialmente sembrava un tipo a posto. Si presentò da brav’uomo, aiutò mio padre con il negozio, eravamo in crisi, ci disse che ci voleva aiutare. Ci aiutò. Dopo quel favore però lo stronzo pretese di scoparmi ricattandomi che se non ci fossi stata, avrebbe rovinato la vita a me e la mia famiglia. Mio padre non sa nulla di questo. Fosse per me… però qui c’è di mezzo la mia famiglia, cerco di pensare a loro... ecco perché lo frequento-.
-Sei una brava ragazza-.
-No, io non credo-. Carol mi sorrise, spense la sigaretta nel posacenere, fece un sorso di birra e si alzò. Mi venne di nuovo di fronte. Ritornammo nella stessa ed esatta posizione di prima.
Avevo il ben di Dio avanti agli occhi, nuovamente davanti la mia faccia. Rimase in piedi, mi guardò dall’ alto, si tirò via il tanga.
-Adesso giochiamo-. Mi disse. Avanti a me si presentò un cespuglietto mica male. Un triangolo perfetto. Pelle perfetta. Spesso capitava di trovare quelle donne depilate piene di piccoli puntini rossi tutt'attorno al monte, lei, pelle perfetta, pelle pura. Mi prese la testa, mi mandò in esplorazione nei boschi. Iniziai ad esplorare. Iniziai piano. Poi man mano, acquistai movimento. Udivo i suoi gemiti, mi piaceva. Le piaceva. Entrai dentro con la lingua. Disse che la facevo sognare. L’ odore era buono. La ragazza si era preparata per l’ occasione, tutto era splendido splendente da quelle parti. Amavo farla godere. Poi l’ afferrai per i fianchi, la presi in braccio, iniziai a camminare con lei in braccio, aprii la porta della stanza da letto con un calcio. La buttai sul letto con forza, ritornai a lavorare di bocca all’avanscoperta nel boschetto. Ci trovavi di tutto lì in mezzo, era l’ Eden. Feci un buon servizio, strinse le gambe più volte sulla mia testa sospirando. Il che era buono. Poi salii ai seni, lavorai di bocca anche lì dopo averle tolto la canotta. Sentivo la sua carne nella mia bocca. Il suo gusto. La sua pelle profumava come profumano gli angeli. Poi la baciai. Facemmo l’ amore, e lo facemmo più volte. Rimanemmo a sbatterci per circa tre ore, avrei continuato tutta la notte, ma mi fermai.
-Adesso dormi piccola, ho delle cose da fare-. Mi sedetti sul letto, e iniziai a mettermi scarpe e pantaloni.
-Dove vai Bob? Perché stai andando via? Io ti voglio ancora-…
-Ho delle faccende da sbrigare ti spiegherò più tardi, fatti qualche ora di sonno che ti serve-, le sorrisi.
Mi alzai, mi diressi alla porta.
-Bob!-… mi gridò Carol.
-Si piccola- Le risposi.
-E’ stato fantastico!-.
-Lo so’ piccola, lo so’-. In quel momento, grazie a quella donna, mi sentii soddisfatto d’essere un uomo. Le donne sono il principale bisogno di vita per ogni uomo, senza di loro saremmo tutti persi. Uscii di casa, e iniziai a percorrere l’ isolato a piedi. Avevo una modella nel mio letto, con degli occhi che parlavano da soli, un seno ed un culo da far perdere la testa, e pure me ne andai. Perché: perché dovevo andare a spaccare la faccia a qualcuno. Qualcuno ch’era già morto, ma ancora non lo sapeva. Mentre camminavo, mi accesi una sigaretta. Tirai, guardai le macchine che passavano e pensai a quant’è bella la vita. Ero un uomo fortunato. Erano passate circa 4 ore, sperai che il buon vecchio Franki e la sua banda di coglioni fossero ancora in quel locale. Non avevo fatto nulla prima, perché non volevo Carol, avesse assistito a quel brutto spettacolo che avrei creato. Arrivai davanti al locale qualche minuto dopo, feci la mia ultima tirata, poi buttai la sigaretta per terra e la spensi col mio stivale in pelle. Aprii la porta. Mi guardai attorno, fortunatamente mi accorsi che la banda era ancora lì. Il buon vecchio Franki e i due scagnozzi erano al tavolo a mangiare noccioline e bere wiskye. Pareva stesse ancora bestemmiando per essersi perso la donna. Mentre mi dirigevo verso di loro, riuscivo a sentire ciò dicevano:
-Quella schifosissima puttana! Ora che la prendo le strapperò i capelli!-
-Dai Frank, rilassati, sarà andata via, che ti frega, domani sistemerai i conti per bene, e le farai capire cosa vuol dire provare a fottere te-. Disse il coglione che gli stava affianco.
-Hai capito Bil, hai capito!-. Rispose.
Presi un wiskey al bancone, e appena arrivò il bicchiere sorseggiai. Poi col bicchiere in mano mi diressi verso il loro tavolo, mi videro.
-Ehi Frank! Guarda! Quello è lo stronzone di prima, sta venendo qua!-.
-Buonasera signori-. Dissi.
-Che cazzo vuoi, ti ha invitato qualcuno per caso? Cos'è, cerchi rogne amico?-
Mi sedetti affianco ad uno di loro, difronte a me avevo Bil e Franck.
-La conoscete la storia del povero sognatore ragazzi?-.
-Eh?-
-Vi spiego: c’era una volta, un povero sognatore, parecchio stronzo anche, questo povero sognatore stronzo, mica si limitava a sognare e basta, questo povero sognatore stronzo pretendeva d’avere tutto il mondo, e lo voleva tutto per se', tutti dovevano stare ai suoi piedi. E se loro si rifiutavano usava addirittura la forza! Una brutta storia quella del povero sognatore stronzo.-
-Ah, una brutta storia davvero, e dimmi testa di cazzo qual’ è la morale? Vedi per caso sognatori qui?- rispose Frank.
-No, sognatori non ne vedo, ma vedo una gran massa di stronzi. E a me, la gente come voi non piace per niente. E' per colpa della gente come voi, che il mondo va' a puttane-.
-Hai chiuso amico, hai chiuso-.
A questo punto decisi di passare ai fatti, presi il tizio affianco a me dai capelli, e lo menai per testa contro il tavolo.
-Ho Cristo!- Gridarono. Poi mi spostai verso l’altro, gli presi la testa e feci lo stesso gioco.
Franki rimase immobile. Poi di scatto si alzò. Bil con la testa ancora sul tavolo accennò a Franki d’uscire il ferro. Io presi la testa di Bil: e nuovamente contro il tavolo.
-Adesso mi hai fatto girare i coglioni bastardo!- Franki non mancò tirò fuori una 9 mm, me la puntò addosso, avevo la pistola sulla testa. Sorrisi.
-Che diavolo sorridi faccia di culo, stai per andare all’ inferno-. Rispose.
-Io non credo-.
-Eh?-. Franki premette il grilletto, la pistola non sparò.
-Non hai tolto la sicura-.
-Ho cazzo-.
Gli presi la pistola dalle mani con la destra, con la sinistra lo presi per i capelli. Rivoltai la pistola dal calcio, e gli diedi un bel colpo dritto sulla testa.
-Oh cristo amico!- Esclamò il buon vecchio Franki. Era solo l’ inizio. Cadde a terra. Rimase in ginocchio. Pensai agli altri due inizialmente, non ero una persona cattiva, non lo ero mai stato, però nessuno doveva permettersi a ridermi in faccia, nè di maltrattare un angelo. Fui buono con loro, una morte veloce. Un colpo alla testa per ognuno, con lo stesso ferro di Franki.
Dal locale scapparono quei pochi ubriaconi che c'erano a quell’ ora; dovevo essere veloce, perché già sapevo che non molto tardi sarebbero arrivati gli sbirri.
-Amico, ma che diavolo ti ho fatto, amico!-.
Il buon vecchio Franki aveva già capito che stava per andare al creatore, ma per lui avevo in servo una morte cruda, talmente cruda, che andare all’ inferno per lui sarebbe stata la cosa più bella della serata. Lo afferrai, e lo misi su una sedia. Iniziai con qualche pugno in faccia, uno dietro l’ altro. Il bastardo gridava, gridava di brutto. Pian piano a suon di pugni, brandelli di carne e sangue, gli schizzavano via dalla faccia, anche qualche dente. Dopo i pugni, pensai ad una ginocchiata ben piazzata dritta sul naso. Sferrai il colpo, sentii il TRACK del suo setto nasale andare in frantumi. Non vorrei essere stato nei suoi panni.
Dopo pensai bene a spaccargli polsi e caviglie con calci a ripetizione nei giusti punti. Successivamente le costole. Lo stronzo non si reggeva più in piedi. Era tutto una pozza di sangue. Non aveva più la forza di gridare, era immerso in tutta la sua merda.
-Aia amico, AIA, ti prego amico, ti prego, basta-. No. Non ero stato abbastanza cattivo. Lo caricai sulle spalle, salii le scale e arrivai sul terrazzo del locale, un cinque metri d’altezza.
-Ti Prego amico, ti prego!-
Lo buttai giù. Erroneamente non ci azzeccai la con la mira, e lo stronzo cadde su un furgoncino dei gelati parcheggiato sul viale. Lo stronzo gridava ancora, mica era morto.
-Oh… quanta pazienza-.
Allora scesi perché Franki aveva la pellaccia dura. Mentre scesi, mi accorsi d’una corda al muro del locale. Lì mi venne l’idea, il tocco finale che ci azzeccava a pennello per chiudere in bellezza la serata. Presi la corda, uscii, spaccai il vetro del furgoncino dei gelati, aprii il furgoncino dei gelati, due minuti collegando i fili, e lo misi in moto. Col motore acceso legai Franki dissanguato per un piede al furgoncino. Feci un bel laccio. Di quelli fatti a maniera. Avevo frequentato i Boyscout. Franki sussurrava ancora qualcosa, ma non forte, lentamente. Entrai nel furgoncino.
Partii in prima, poi passai in seconda e terza. Chissà che divertimento la' dietro. Feci cinque o sei isolati. Frenai di colpo. Beccai un rosso. Sorpassai anche la linea del semaforo, e quella probabilmente poteva essere stata una multa salata. Nel frenare di colpo sentii un bel botto.  Era Franki dissanguato che si era schiantato contro il furgoncino. Decisi di scendere, controllare la situazione. Aprii la portiera e iniziai a camminare, arrivai, la situazione non era delle migliori per Franki, Le braccia erano andate, anche parte della testa, ci aveva il cranio mezzo aperto e gli mancava una delle due gambe. Pareva ci avesse gli occhi fuori dalle orbite, ma era proprio uno tosto Franki, era ancora vivo. Respirava. decisi di finire il lavoro in bellezza. Presi il coltello dal mio stivale, e gli sgozzai la testa. Mi guardai la sua testa. Poi la lasciai cadere a terra. Rotolò per poi finire in un tombino. Franki aveva smesso di fare lo stronzo.
Arrivai a casa, ero una poltiglia di sangue. Aprii la porta. Entrai in bagno, mi sciacquai la faccia togliendomi il sangue di dosso. Poi andai nella stanza da letto, ormai era il mattino. I raggi del sole penetravano dalla finestra. Carol era lì sotto le coperte che dormiva come dormono gli angeli. Non lo sapeva che ero un assassino seriale, e che avevo trucidato centinaia di persone nella vita, lei mi diceva però che avevo l’ animo nobile. Questo mi faceva stare bene.  Mi sedetti sul letto, proprio affianco a lei. La guardai. Le accarezzai i capelli.
-Bob… sei tu?-. Disse nel sonno il piccolo angelo.
-Si piccola, continua a dormire, è ancora presto-.
-Ho paura Bob, ho paura di quello che sarà domani-.
-Non ti preoccupare piccola, dormi tranquilla il peggio è passato-.
-Ti amo Bob-… poi si addormentò di nuovo. Probabilmente non era nemmeno cosciente di ciò che diceva.

-Ti amo piccola-.

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